Piccole donne… dalla parte di Amy.

Mentre degusto il mio caffè leggero del mattino, leggo che sta per uscire al cinema una nuova versione di Little women ( Piccole donne ) e sono davvero molto curiosa di vedere come sarà.

Piccole donne é un cult imperdibile. Io poi, che non mi sono mai identificata in Jo, pur amando la scrittura e la poesia, sono ancora in attesa di un personaggio Amy che venga ornata di tutte quelle sfumature di carattere che i romanzi della Alcott non trascurano, ma che al #cinema vengono adombrate dall’impetuosità e invadenza (in certe versioni) del carattere di Jo.

A me piace Amy che non è mai preferita e al centro delle attenzioni, anche se lei vorrebbe tanto esserlo. Che è dispettosa, vanitosa, egocentrica, prepotente e vendicativa ma fa sempre il passo difficile di pentirsi, chiedere scusa e lavorare su se stessa con lucidità per crescere.

Viene considerata una sorta di seconda scelta di Laurie (come se le donne avessero valore solo quando sono “scelte” da un uomo…) quando nel romanzo è lei a compiere scelte di vita coraggiose e consapevoli, e a rendere consapevole anche Laurie, con la sua sempre elegante ma lucida e sferzante sincerità.


Se Jo sente di dover rinunciare a qualcosa per avere la sua libertà di donna e realizzare il suo talento, Beth è troppo fragile per affrontare una vita in cui scopre fin troppo presto che è necessario lottare, e Meg si realizza nella conformità e nel buon senso tradizionalmente femminile (soddisfatta della sua scelta), Amy deve trovare un percorso tutto suo e nuovo.

Voleva essere un’artista e cercherà di fare della sua vita, del suo amore e delle sue scelte di donna e di famiglia, un silenzioso inno alla bellezza e alla grazia.


Nei vecchi film si evidenzia la sua vanesia prepotenza (insopportabile Liz Taylor nella versione del 49!). La versione del 1994 non è male, anche se la sua decisione di aspettare Laurie e la loro reciproca dichiarazione non sono raccontate e approfondite.


E voi, in chi vi identificate e perché? Qual è il momento del romanzo in cui dite a voi stesse: questa sono io! In un moto rivelatorio molto utile per la nostra autostima?

Io adoro quando Amy, in un momento particolare del romanzo (senza fare spoiler) dice: in questo momento preferisco una tazza di caffè ai complimenti. Fantastica!

Una prima colazione gentile

È semplice: la prima colazione gentile è quella che non corre. Assaporata seduti, possibilmente non da soli, lavati, profumati, vestiti e pronti per vivere il dono della nostra giornata.

La prima colazione gentile e buona fa bene non solo per quello che si mangia, soprattutto per come si vive. Pur di vivere una buona prima colazione così, meglio svegliarsi qualche minuto prima.

La tavola ben preparata, tutto ci accoglie e ci fa entrare delicatamente nel nuovo giorno.

Un’accoglienza del genere è molto importante per i bambini, che non devono correre sbattuti di qua e di là mezzi addormentati, magari con la merendina ancora in mano per essere catapultati a scuola e ed è importante anche per noi adulti, noi precipitati al lavoro senza neanche il tempo di accorgerci se siamo vivi e come stiamo respirando.

Svegliarsi per tempo: a volte bastano dieci, venti minuti per cambiare ritmo alla nostra esistenza sempre monotona.

Caffè morbido della Colombia allungato con latte vegetale di mandorla, porridge tiepido di frutta e fiocchi d’avena.

 

Vivere in equilibrio, vivere l’equilibrio.

In questi giorni vivo in preparazione, ma non è ancora il momento di partire.

La pazienza. La costanza, la lentezza. L’ascolto di me, di te, del noi che siamo stati e saremo.

Una delle mie poesie di questi giorni.

Un piccolo dono di Natale in anticipo.

Stamattina studio e sorseggio un caffè morbido e leggero, che ho appena provato e apprezzo molto, accompagnato da due mini biscottini e un cioccolatino senza zucchero.

Anzi, se posso, ringrazio il momento mattutino del caffè perché mi sta insegnando la preziosità della lentezza.

Non so se riuscirò a mantenere questo stato di grazia tutto il giorno. La mia famiglia sta vivendo un periodo di profondi cambiamenti, ma per vedere la luce e godere del miglioramento è necessario passare attraverso il groviglio di nodi dolorosi o semplicemente confusionari che abbiamo sparpagliato in questi ultimi tempi, venirne fuori e ricominciare.

Quindi, vivo questo momento con autentica serenità.

Respiro nella misurata saggezza del libro che sto leggendo e mi commuovo perché mi sento sciogliere nella gratitudine. Parole semplici. Niente di che, eppure per me un altro minuscolo nuovo passo.

Parola da tatuarmi sul palmo della mano, da usare al posto del mio cognome, aspettando il dono di Natale di quest’anno: condividere.

Medito. Respiro. C’è silenzio, e il silenzio mi piace. Ho idee, mi regalo spazio.

 

Maneki Neko. La mia tazza beneaugurante per un caffè americano. (e di come i bambini imparano la lentezza nella meditazione zen).

Vi presento una delle mie tazze preferite. Viene direttamente dal Giappone, l’ho acquistata on line circa un anno fa, poi ho visto che si può facilmente trovare nel mercato on line più famoso del mondo.


Mi piace molto perché rappresenta un gatto e in particolare il gatto portafortuna, che in giapponese si chiama “maneki neko”. È un micio che alza la zampina con un beneaugurante sorriso… adatto per iniziare la giornata.


Il thé è perfetto in questa tazza lievemente lunga in modo da mantenere il calore.
Ma anche il caffè americano, quello da preparare con il bricco francese, si mantiene caldo e piacevole quando lo sorseggio lentamente, in un momento di pausa, con il mio libro del momento.


Pur senza avere il bricco francese è possibile gustare un ottimo caffè americano. Io consiglierei di sceglierlo decaffeinato nelle ore del pomeriggio.


Uso la moka e preparo una tazzina di caffè decaffeinato. La metto nella tazza e la dolcifico o meno, dipende dal gusto di ognuno.
Poi, aggiungo acqua bollente, e lo allungo a piacere.


È buonissimo, e soprattutto evito di usare il caffè solubile, davvero una scelta di gusto discutibile, di qualità inferiore, spesso addizionato di zucchero e additivi, e a dire il vero, anche poco elegante.


Mentre il gesto della moka e della tazzina di caffè versata e allungata ha il profumo di una coccola.

 


Respiriamo profondamente, assaporando il momento, quando decidiamo di farlo.
Se per caso siamo di corsa, meglio tralasciare, per non rischiare di perdere la tranquillità dell’attimo presente.


Quando conduco i laboratori di meditazione nelle scuole, il primo passo del percorso è proprio imparare la lentezza.

Poi ci abituiamo, viene facile ed è un rilassante rifugio che ci protegge e ci migliora.

Se mai, in quel silenzio, dovessimo proteggerci da qualcosa o migliorare in qualcosa.


Nelle foto: un esempio di bricco francese e la mia amata tazza gattosa.

Maneki Neko
Esempio di bricco francese.

Caffè lungo con piccola meringa alla frutta e miele.

Un piccolo dolce che possiamo gustare con una buona tazza di caffè lungo è una meringa alla frutta e miele.
Il procedimento è un semplice assemblaggio degli ingredienti: la piccola meringa, un filo di miele, un fiocco di panna e una manciatina di frutti di bosco a piacere.

Mi raccomando di non esagerare mai, l’equilibrio tra gli ingredienti è fondamentale. E prepariamo lentamente, con amore per noi stesse e per chi amiamo. A me succede spesso di provare questo senso di dono quando preparo un semplice dolce per la mia famiglia.

Il dolce è buono quando è legato ad un momento speciale. Altrimenti rischia di diventare una ben più nociva dipendenza da zuccheri.

Ho imparato su me stessa che non è una dieta stretta a salvarmi dalla dipendenza da zuccheri, quanto una disciplina serena, basata sulla consapevolezza, sull’autostima e sull’amore.

La lentezza della preparazione e della degustazione, l’eleganza del gesto, in meditazione, con il sorriso e senza sensi di colpa.

Uscendo fuori dai miei pensieri di apprensione e paura, trovo misura, bellezza e armonia, sobrietà e libertà.

Il caffè lungo? Io faccio come vedevo fare a mia mamma quando ero piccola: una tazzina di caffè allungata con acqua caldissima, e un’ombra di latte senza lattosio. Non aggiungo zucchero. Ottimo anche per la prima colazione.

L’immagine è tratta da Internet ed elaborata da me. I dolcetti sono molto simili ma io li faccio più piccoli, tipo pasticcino. E, ovviamente, il caffè lungo in una bella tazza di ceramica, del colore preferito, che rappresenta il nostro mood.

 

 

 

Il cioccolatino nel caffè.

Fine, piccolo, fondente, possibilmente senza o con poco zucchero (più fondente è meno zucchero dovrebbe contenere).

Faccio così: verso il caffè nella tazzina, se ho aggiunto zucchero o il dolcificante preferito prima giro dolcemente e lo faccio sciogliere. Poi, se è pomeriggio aggiungo un ninnolo di latte (vegetale o senza lattosio, oppure intero… ognuno coltiva con soddisfazione il suo momento di respiro. Se uso il latte vegetale il caffè prenderà il gusto della mandorla oppure della nocciola, può essere una piacevole sensazione. Non consiglio invece il latte di soia, secondo me porta al caffè un sentore acido che non riconcilia ed eccede.)

Solo dopo questi gesti, scarto il cioccolatino e lo tuffo nel caffè, lasciandolo sciogliere senza girare con il cucchiaino.

Semplicemente, attendo. Se posso, in silenzio. Silenzio silenzio, quello da cui di solito scappiamo perché ci provoca inquietudine. Senza musica né sottofondo tv, smetto anche di leggere.

E vedo i pensieri sciogliersi, rivelarsi non me. Io osservo e sorrido gentilmente ai miei pensieri.

Certo, non vanno via. Li accetto con tenerezza. Li ritrovo dopo due sorsi, il cioccolatino sciolto sul fondo.

Quando contemplo i miei pensieri, sono consapevole del mio essere ciò che sono, profondamente amata senza bisogno di aggettivi, titoli, definizioni. E mi rassicura meditare che chi mi ha creata mi ama come ama un fiore, un gatto. Mi ama senza condizioni, senza aspettare nulla, senza pretendere o comandare. Mi ama perché sono qui, ora, e anche fosse un puro caso essermi qui e ora (non lo credo) chi mi ha creato mi amerebbe alla follia allo stesso modo.

La consapevolezza di questo amore mi rende colma di dignità e meritevole di rispetto infinito. Non quello che possiedo o se sono riuscita o meno in qualcosa, non se sto godendo e neanche se sto soffrendo. Amore e basta.

Ma tutto questo non sarei riuscita a meditarlo oggi, senza il cioccolatino che si scioglieva nel caffè. Nella quiete del temporaneo silenzio.

Il coffeetime: l’inizio di un nuovo stile di vita.

Non amavo il caffè. Mia mamma invece è un’appassionata. Da lei, volendo o no, ho imparato l’arte attenta e piena di cure semplici ma particolari, per preparare un buon caffè. Anche mio marito da sempre è amante del buon caffè delle dieci del mattino. Tempo fa, se lo preparava da solo, dopo pranzo, la domenica, perché a me non piaceva.

Però mi piaceva sentirlo armeggiare in cucina. Quel suo fare distratto e volto alla concretezza del gesto, molto diverso dalla disciplina quasi artistica di mia mamma, mi metteva in uno stato di relax positivo e tranquillo.

Così abbiamo acquistato una macchina per il caffè. Non l’abbiamo amata da subito, anzi. Durata pochissimo, siamo tornati alla gestualità rituale, rassicurante ed estetica della moka.

Intanto, nostra figlia è cresciuta, diventando come suo papà una devota del coffeetime.

Ho iniziato ad informarmi sulle marche e i tipi di caffè. Lentamente, la ritualità della sua preparazione mi ha coinvolto.

Preparato in silenzio, lentamente, con cura non sentimentale ma devota, essenziale, mi rimanda alla pratica di meditazione zen che seguo da tempo. È stato forse per merito dell’attenzione posta alla preparazione del caffè che sono cresciuta in consapevolezza e amore per i piccoli gesti d’amore per me stessa e per coloro che amo.

E poi la degustazione. Senza mai esagerare. Scelgo di non bere più di due caffè quotidiani.

Altrimenti perde il senso prediletto del momento unico. L’affondo sospirato nell’attimo presente.

Sorseggiando un caffè lungo, ho ripreso a scrivere dopo una lunga pausa ricamata da eventi non positivi che hanno funzionato come una difficoltosa ma buona via per crescere. La gratitudine è tutto per capire il valore di uno stile di vita essenziale, dove l’amore per la famiglia ha il primo posto.

Nella foto, il nostro caffè con panna delle tre del pomeriggio di domenica, prima che ognuno si dedichi ai propri impegni, curiamo il tempo non veloce del caffè con la panna. Nel prossimo articolo vi racconterò come nasce questa lieta tradizione.

E voi? C’è un momento particolare legato al gusto del caffè, e quando? Vi piace fare attenzione alla qualità e all’eleganza del gesto? È un momento condiviso con amici e famiglia oppure intimo e silenzioso?

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